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Plusdotati, i bambini di talento si annoiano - CRONACA

Plusdotati, i bambini di talento si annoiano
L'8% degli studenti ha un'intelligenza superiore. Ma se non viene riconosciuta finisce sprecata. E l'Italia perde cervelli.
di Giorgio Specchia

Edoardo ha otto anni appena compiuti. Già a quattro, racconta sua madre Sara, «era molto affascinato dall’universo, dalla nascita delle stelle, dalla formazione della terra, da come il sole riuscisse a scaldare il pianeta».

MENTI FUORI DALLA NORMA. Edoardo è uno di quei bambini che un tempo, forse frettolosamente, sarebbero stati definiti «piccoli geni». Bambini che imparano a leggere e a scrivere a tre anni, che si innamorano delle scienze a cinque e che a sette si dilettano con difficili calcoli matematici. Capacità superiori alla media, menti brillanti, intelligenze fuori dalla norma.

«Intorno ai tre anni Edoardo era appassionato di alfabeti», ricorda con Lettera43.it sua madre, «era ossessionato dal nome dei libri e degli animali. La curiosità era troppa, non adeguata a uno della sua età». Un’esperienza simile a quella vissuta da Paola, maestra in una scuola elementare: «Mi accorsi subito che c’era qualcosa in mia figlia: ha imparato a leggere da sola a meno di tre anni e ha incominciato a farlo subito in modo scorrevole, senza sillabare».

SONO L'8% DEGLI STUDENTI. I bambini con un'intelligenza superiore alla norma, in Italia, rappresentano circa l’8% della popolazione scolastica nazionale. Mentre quelli davvero straordinari, i cosiddetti 'plusdotati', sono appena il 2%.

«Ci sono test particolari per verificare la 'genialità' di un bambino», ha spiegato Simona Traverso, psichiatra infantile, «oltre a quello di valutazione del Qi standard esistono esami piuttosto impegnativi che richiedono tempo, nell’ordine di ore e qualche volta anche più di un giorno. Alla fine si ottiene una valutazione che corrisponde in maniera stabile a quello che è il potenziale e la qualità del suo talento».

DA MOZART A PICASSO. Dotati di un dono particolare, gifted, come li chiamano nei Paesi anglosassoni, fanno parte del club molto ristretto delle possibili eccellenze. La storia è piena di personalità molto diverse tra loro accumunate da un’infanzia considerata “prodigiosa”: dal Wolfgang Amadeus Mozart, che compose la sua prima sinfonia a otto anni, a Jean Piaget che scrisse il suo primo trattato scientifico a 11, dalla sapiente mano del piccolo Pablo Picasso alla passione per le lingue della chimica Marie Curie ancora bambina, fino ai talenti precoci del pittore Antoon Van Dyck, del poeta Giacomo Leopardi o del filosofo Blaise Pascal. Ma, al di là della fama che alcuni riescono a raggiungere, nella vita reale la strada per questi bambini non è necessariamente in discesa.

PROBLEMI DI ACCETTAZIONE. «Lo sviluppo di alcune attività cognitive maggiori rispetto ai coetanei può portare al fatto di non essere riconosciuti uguali agli altri e quindi di non poter giocare con loro», ha spiegato la dottoressa Traverso, «sentirsi differenti può essere vissuto come un problema: così può succedere che i bambini, se non aiutati a valorizzare le proprie capacità, tendano a nasconderle solo per essere accettati. Anche a scuola finire molto presto i compiti e capire subito la lezione può portare alla noia e all’isolamento». Così è successo alla famiglia di Gabriele, nove anni, che ha scoperto il talento del piccolo in modo inaspettato: «Abbiamo avuto un richiamo dall’insegnante», ha raccontato il padre, «che chiedeva come mai il bambino non stesse mai attento, si distraesse e distraesse i compagni. Abbiamo pensato potesse essere un problema comportamentale, anche di natura patologica. Poi è venuto fuori che era solo più intelligente della media: ma all’inizio la cosa è stata vissuta, se non come un problema, sicuramente come una difficoltà da affrontare».

Per evitare la fuga dei cervelli, è importante poter individuare i talenti fin da piccoli Il rischio che una situazione virtuosa possa portare a una sorta di ghettizzazione del bambino è reale. Paola, nella doppia veste di madre di una giovane plusdotata e di insegnante alle scuole primarie, ha spiegato: «Purtroppo, fra questi bambini si assiste spesso al fenomeno assurdo dell’abbandono scolastico: li si considera ancora come una sorta di “piccoli geni”, cosa che non è. Sono invece ragazzini che proprio per questa grande curiosità e capacità possono avere dei problemi in un ambito scolastico molto standardizzato. Nel nostro Paese, tutto è lasciato all’esperienza e alla sensibilità del singolo insegnante».

REALTÀ POCO CONOSCIUTA. In effetti, quella della plusdotazione è una realtà ancora poco conosciuta in Italia: mentre per alcuni disturbi I bambini con un'intelligenza superiore alla norma, in Italia, sono circa l’8% della popolazione scolastica. Se non riconosciuti, i bambini plusdotati rischiano di ottenere risultati al di sotto il proprio potenziale a scuola.

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