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Liceo in quattro anni: opportunità o opportunismo?

C'è un gran fermento nel mondo della scuola per la sperimentazione del Liceo in quattro anni offerta dal Ministro Carrozza a quattro Licei italiani: il Liceo Guido Carli di Brescia, che già aveva ottenuto il via libero a settembre, l’istituto di Istruzione superiore Carlo Anti di Verona, l’istituto tecnico industriale Ettore Majorana di Brindisi e l’istituto tecnico

economico Enrico Tosi di Busto Arsizio che diventeranno tutti istituti “internazionali” e potranno “attivare in rete un progetto di innovazione metodologico-didattica che prevede l’abbreviazione del percorso di studi da cinque a quattro annualità”. I sindacati sono scesi sul piede di guerra, contestando al Ministro di aver mascherato un modo per effettuare tagli al personale scolastico con la parola “riforma” della scuola. Il precedente Ministro Profumo aveva già parlato di una scuola più leggera in termini di anni, anticipando anche l'ingresso ai 5 anni oltreché a pensare anche di lui di ridurre il percorso superiore di un anno. Innegabile è il fatto che il Ministro Carrozza non abbia ritenuto opportuno coinvolgere le associazioni di categoria né i sindacati nel decidere su questa sperimentazione. Ma un'analisi più attenta rileva che in effetti in molti paesi europei il diploma (o il suo equivalente) si ottiene dopo 11 o 12 anni di scolarità contro i nostri 13, senza che questo vada a discapito della qualità dell'insegnamento. Certo, questo richiede una ridistribuzione del lavoro per gli studenti conseguente ad una riorganizzazione didattica ma non è un obiettivo impossibile. Anche perché questo ritardo di 1 o 2 anni ci penalizza rispetto ai colleghi europei, che possono terminare gli studi ed immettersi nel mondo del lavoro 1 o 2 anni prima di noi. L'impossibilità, inoltre, di abbreviare, a parte rare eccezioni, il corso di studi universitari ma anzi, l'enorme numero di studenti che si laureano fuori corso, ci penalizza ancora di più.

Si può certamente ritenere che un Liceo di soli 4 anni non sia per tutti ma solo per gli studenti più motivati e brillanti e, probabilmente, in questa fase lo è sicuramente. Ma è una possibilità che può venire offerta a studenti che altrimenti restano a scuola più di quanto sia in effetti necessario per loro. Se poi la riforma dovesse estendersi a tutte le scuole, certamente le cose si complicano e vanno ben strutturate e progettate anche a livello Ministeriale, senza demandare il tutto alle singole scuole, responsabili della riorganizzazione curricolare a tutti gli effetti in questa prima fase.

Per i sindacati probabilmente è frutto di una strategia opportunistica per ridurre i costi della scuola, ma personalmente la vedrei anche come un'opportunità.

A mio avviso, però, c'è un piccolo problema che ancora non è stato sollevato, per quanto ne so, ma che andrebbe considerato. È molto probabile che gli studenti che si iscriveranno a questi licei in quattro anni siano quelli più brillanti, che magari negli anni precedenti di scuola hanno anche effettuato un salto di classe, consentito dalla legge, e che quindi si ritroveranno a terminare il loro percorso scolastico con 11 anni di scolarità alle spalle. Ma in Italia l'accesso alle Università è permesso solo a quelli che hanno alle spalle 12 anni di scolarità. Nel totale rispetto della legge, si rischia di avere gli studenti più brillanti impossibilitati ad iscriversi ad una Facoltà italiana, a parte pochissime eccezioni. Questo sarebbe un paradosso tutto italiano, risolvibile solo con l'abbassamento ad 11 anni di scolarità l'accesso all'Università. Speriamo che il Ministro ci abbia già pensato o che a breve prenda in considerazione questa possibilità.

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