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Una definizione

La plusdotazione è una dissincronia nello sviluppo nella quale elevate capacità cognitive ed il saper svolgere le attività con notevole intensità, si combinano per formare esperienze interiori ed una consapevolezza che sono differenti dalla norma. Questo loro essere così particolari li rende particolarmente vulnerabili e richiede l’utilizzo di uno stile parentale, di un’educazione e di un metodo d’insegnamento e di counseling particolare al fine di sviluppare appieno il loro potenziale (Columbus Group, 1991).

Uno, nessuno e centomila ...

Non esiste un'unica definizione di plusdotazione che possa comprendere tutti gli aspetti e le componenti che fanno sì che un ragazzo o una ragazza vengano chiamati "plusdotati". Alcuni ricercatori si focalizzano maggiormente sulle capacità intellettive misurate attraverso i diversi test d'intelligenza in uso; altri invece ritengono che debbano essere incluse anche prove più di tipo accademico, come ad esempio i test scolastici; altri invece ritengono che vadano anche considerate le arti (musica, pittura, disegno, ecc.); infine, per quasi tutti è necessario che per parlare di "plusdotazione" siano anche inclusa la creatività, cioè la capacità di creare qualcosa di nuovo e di originale, anche partendo da dati ed informazioni conosciute. Per creare ancora più confusione, si deve dire che tutte queste definizioni non sono in contraddizione una con l'altra, ma sono semplicmente punti di vista differenti, che possono essere utilizzati a seconda del contesto e delle esigenze specifiche.

Modello teorico di riferimento

Il modello teorico di riferimento è quello multidimensionale di Heller (1990) per i bambini plusdotati e di talento, che in qualche misura si ricollega a quanto affermato da Willam Stern (1916): ”La plusdotazione rappresenta solo una possibilità non è il risultato di per sé”. Stern prima e Heller poi mettono in evidenza il fatto che possedere determinate caratteristiche (i “predittori”) è una condizione necessaria ma non sufficiente affinché il talento si possa esprimere. Perché questo accada è necessario che sia le caratteristiche di personalità che determinate condizioni ambientali favoriscano lo sviluppo del potenziale e non ne limitino invece la sua espressione. Quando questi elementi lavorano all'unisono, ecco che il bambino o la bambina avranno la possibilità di esprimere appieno il loro potenziale. Nel lavoro di valutazione diventa quindi cruciale includere non solo gli aspetti più propriamente cognitivi ma anche quelli legati alla personalità e all'ambiente che circonda il soggetto.

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